Archivio mensile gennaio 2019

DiSegreteria INRC

Le Notti Bianche di Fedor Dostoevskij

Anche quest’anno, in occasione della ‘Giornata della Cardiologia’, sono lieto di invitarvi ad uno spettacolo teatrale il cui ricavato sarà devoluto in beneficienza per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa nei giovani. 

Lo spettacolo  è  “Le Notti Bianche di Fedor Dostoevskij’, interpretato da Giorgio Marchesi e Camilla Diana, con la regia di Francesco Giuffrè. 

L’appuntamento è al Teatro Ghione, sito in via delle Fornaci 37,  il 14 febbraio 2019 alle ore 21:00. 

Il costo del biglietto è di 25 euro. Per prenotare e acquistare i biglietti rivolgersi al teatro Ghione  al numero 06 637 2294  o alla Dott.ssa Pucci (3494755274).

Vi aspetto per una bella serata insieme.

Un abbraccio,

Prof Francesco Fedele

DiSegreteria INRC

SCREENING CARDIOVASCOLARE NEI CENTRI ANZIANI DI ROMA

Nel periodo compreso tra il 17 e il 28 dicembre 2018, l’Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari (INRC), in accordo con Farmacap (Azienda Speciale Farmasociosanitaria Capitolina) e il Dipartimento delle Politiche Sociali di Roma Capitale, ha effettuato, uno screening cardiovascolare rivolto alla popolazione dei centri sociali anziani presenti in tutti i municipi capitolini.

La finalità dell’iniziativa è stata quella di fornire ai cittadini una valutazione cardiologica globale volta non solo ad identificare la presenza di fattori di rischio cardiovascolari, ma soprattutto a porre diagnosi di aritmie cardiache frequenti nella popolazione più anziana che, purtroppo, nei soggetti asintomatici possono rimanere sconosciute e, quindi, non trattate, generando delle complicanze.

Il progetto ha permesso di sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione cardiovascolare, considerato che le malattie cardiovascolari costituiscono tuttora la prima causa di morte nel mondo. Lo screening ha contribuito ad effettuare prevenzione su tutti i livelli: prevenzione primaria, identificando i fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo delle patologie cardiache; prevenzione secondaria, diagnosticando patologie non note, in modo da poter intervenire quanto prima riducendo le complicanze correlate; prevenzione terziaria, attraverso la valutazione clinica dello status di malattie croniche già note.

Nello specifico, il progetto ha coinvolto 513 persone di età superiore ai 60 anni. Ogni paziente è stato sottoposto ad una valutazione cardiologica completa, comprendente l’anamnesi, l’esame obiettivo, la misurazione della pressione arteriosa e della saturazione di ossigeno. Inoltre, al fine di identificare la presenza di aritmie, come la fibrillazione atriale, sono stati utilizzati dei presidi di ultima generazione che generano un ECG ad una derivazione che indica automaticamente la presenza di aritmie attraverso un segnale luminoso.

I dispositivi sono molto semplici da utilizzare, basta impugnare i manici e inizia la registrazione dell’ECG. Dopo solo un minuto verrà visualizzato il risultato: il led rosso indica che è stata rilevata FA, il led verde indica FA non rilevata, con una sensibilità clinicamente provata del 100% e una specificità del 95,7%.

  • La popolazione esaminata comprende per il 41% uomini e per il 59% donne, con un’età media di 74 anni
  • il 60% ha riferito ipertensione arteriosa, di cui il 100% in terapia farmacologica; 
  • il 13% ha riferito diabete mellito di II tipo; 
  • il 42% ha riferito dislipidemia;
  • tra di essi il 70% in terapia farmacologica con statine; 
  • il 46% ha riferito abitudine tabagica; 
  • il 28% ha riferito familiarità per malattie cardiovascolari; 
  • il 10% ha riferito pregressi eventi cardio-cerebrovascolari; 
  • il 3% ha riferito fibrillazione atriale in terapia anticoagulante e antiaritmica.Sulla base degli esami strumentali da noi effettuati è stato rilevato che: 
  • il 22% ha presentato valori pressori non controllati. 
  • il 100% ha presentato una saturazione d’ossigeno soddisfacente; 
  • il 5% ha presentato aritmie al test eseguito con il manubrio-ECG; l’elettrocardiogramma a 12 derivazioni eseguito a questi pazienti ha evidenziato un caso di fibrillazione atriale non nota in anamnesi. A tale paziente è stato consigliato di effettuare una visita cardiologica in breve tempo al fine di ottimizzare la terapia medica. Gli altri hanno mostrato fibrillazione atriale già nota in anamnesi a frequenza ventricolare media controllata ed extrasistolia.

Il successo di questa iniziativa testimonia l’importanza di promuovere un’interazione fruttuosa tra il mondo medico e i cittadini, favorendo la cultura della prevenzione cardiovascolare.

Infatti, grazie a questo screening, sono state diagnosticate aritmie ad alcuni pazienti che non sapevano di esserne affetti. Altri soggetti, invece, già sottoposti cronicamente a terapia cardiologica, hanno mostrato dei valori di pressione arteriosa non adeguatamente controllata. Si auspica una prosecuzione del progetto, al fine di estendere il programma di screening ad un maggior numero di partecipanti.

Prof Francesco Fedele
Presidente INRC

DiDreamCom Eventi e Comunicazione

Insufficienza cardiaca: l’Alzheimer del cuore?

L’aggregazione di una particolare proteina – un meccanismo simile a quello che provoca diverse malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson – potrebbe essere alla base della condizione di scompenso cardiaco. Ma un composto naturale presente nel tè verde potrebbe rivelarsi un prezioso ingrediente per lo sviluppo di nuove terapie
Alla base dell’insufficienza cardiaca potrebbe esserci un meccanismo simile a quello che provoca malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson: l’accumulo di aggregati di una particolare proteina. Lo rivela uno studio realizzato da un team di ricerca internazionale e pubblicato su Circulation Research .
La proteina in questione si chiama desmina e si accumula in ammassi chiamati aggregati amiloidi. Nei cuori affetti da insufficienza cardiaca, i ricercatori ne hanno rilevata una quantità doppia rispetto a quella presente nei cuori sani, tanto in modelli animali che nei pazienti umani. “Ancora non è chiaro perché questi aggregati amiloidi si sviluppino – spiega Giulio Agnetti, ricercatore che si divide tra l’Università di Bologna e la Johns Hopkins University e che ha coordinato lo studio – ma poterli rilevare e caratterizzare potrebbe essere di grande aiuto sia per controllare l’evoluzione della patologia che per pensare a terapie mirate”. E per quanto riguarda le terapie c’è già una prima ipotesi, che coinvolge il tè verde.

COS’È L’INSUFFICIENZA CARDIACA

L’insufficienza cardiaca è una condizione che porta il cuore a pompare una quantità di sangue insufficiente rispetto a quella di cui l’organismo avrebbe bisogno. Le persone che ne soffrono sono affette da affaticamento, mancanza di respiro, aritmie, vertigini. Nella fase finale del decorso clinico, le opzioni terapeutiche si limitano principalmente al trapianto di cuore. Si stima che in Europa i cittadini che soffrono di insufficienza cardiaca siano circa 14 milioni, di cui 3 milioni in Italia.
Il gruppo di ricerca coinvolto nello studio ha investigato un nuovo meccanismo molecolare che potrebbe essere alla base di questa particolare condizione, con l’obiettivo di ottenere informazioni utili per sviluppare nuovi metodi diagnostici e possibili terapie.

IL RUOLO DELLA DESMINA

Già in un precedente studio sullo stesso tema i ricercatori avevano messo in luce il comportamento di una particolare proteina – la desmina – che tende ad accumularsi nel cuore in ammassi detti amiloidi. “La desmina – dice Giulio Agnetti – è una proteina che si trova nel citoscheletro, il sistema di strutture che costituisce l’impalcatura della cellula. In particolare, si trova nella componente del citoscheletro nota come filamenti intermedi”.
I filamenti intermedi hanno un ruolo importante nel fornire un sostegno strutturale alle cellule e nel proteggerle dallo stress meccanico a cui sono sottoposte. E la desmina è un componente fondamentale delle cellule muscolari. Non stupisce, quindi, che in un muscolo sottoposto a stress continuo come il cuore la quantità di desmina presente sia naturalmente elevata. Il problema sorge quando questa proteina inizia ad accumularsi all’interno del muscolo cardiaco formando ammassi che finiscono per ostacolarne il corretto funzionamento.
I ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto cardiaco sia di pazienti affetti da insufficienza cardiaca che di pazienti sani. Per farlo hanno utilizzato una tecnica simile a quella usata negli studi sull’Alzheimer, in grado di evidenziare la presenza di ammassi amiloidi. E hanno mostrato come questi ammassi siano presenti in quantità doppia nel cuore dei pazienti con insufficienza cardiaca.

UNA TERAPIA DAL TÈ VERDE?

Una volta confermato il ruolo dell’accumulo di desmina per l’insorgere della condizione di insufficienza cardiaca, il gruppo di ricerca ha iniziato ad ipotizzare possibili terapie, cercando sostanze in grado di combattere la formazione di ammassi amiloidi nel cuore. In particolare, hanno rivolto la loro attenzione verso l’epigallocatechina gallato (EGCG): una molecola naturale che si trova in abbondanza nel tè e soprattutto nel tè verde.
“È interessante notare – spiega Giulio Agnetti – che il tè verde è già noto per la sua capacità sia di ridurre l’incidenza di malattie cardiovascolari sia di frenare il declino cognitivo causato dall’Alzheimer: ancora però non sappiamo quale sia il meccanismo alla base di queste proprieta’”.
Il ruolo di questa sostanza nella lotta contro l’insufficienza cardiaca è però promettente. Trattando con epigallocatechina gallato estratti di tessuto cardiaco prelevati da topi malati, i ricercatori hanno notato che la quantità di ammassi amiloidi di desmina viene dimezzata.

“La capacità dell’epigallocatechina gallato di ‘dissolvere’ questi ammassi – dice ancora Giulio Agnetti – potrebbe essere collegata agli effetti benefici del tè verde. Scoprire in che modo questa sostanza interagisce con gli aggregati potrebbe aprire nuove prospettive per creare farmaci in grado di colpire la formazione di ammassi di proteine”.
I PROTAGONISTI DELLO STUDIO La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Circulation Research con il titolo “Desmin Phosphorylation Triggers Preamyloid Oligomers Formation and Myocyte Dysfunction in Acquired Heart Failure”. Coordinatore dello studio è Giulio Agnetti, docente al Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna e alla Johns Hopkins School of Medicine.

Insieme al professor Agnetti ha lavorato un team internazionale di ricercatori in arrivo da Johns Hopkins University, Cedars-Sinai Medical Center (Beverly-Hills), University of California Irvine, Medical University of Graz, Università di Bologna, Università di Perugia e Università di Torino.
“Lo studio non sarebbe stato possibile senza il sostegno dei colleghi del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotirie (DIBINEM) dell’Alma Mater e dei Direttori Lucia Manzoli e Raffaele Lodi”, conclude Giulio Agnetti. “Uno speciale ringraziamento al Rettore Francesco Ubertini e al Prorettore Vicario Mirko degli Esposti per aver sostenuto lo sviluppo del nostro programma di ricerca internazionale. Infine, un ringraziamento particolare al Professor Claudio Marcello Caldarera, fondatore dell’Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari, che ha dedicato la sua vita accademica alla promozione della ricerca cardiaca di base nel nostro Ateneo e sul territorio nazionale”.

Fonte: UniboMagazine