Coinvolgimento delle cellule endoteliali in differenti fasi di maturazione nei processi di disfunzione vascolare

Le modificazioni fenotipiche indotte su cellule endoteliali da stimoli pro-aterogeni e’ designata globalmente come  “attivazione endoteliale”  e comporta un aumento della reattivita’ endoteliale nei confronti dei leucociti circolanti, alterazioni nelle funzioni vasodilatatrici dell’endotelio, e l’acquisizione di un profilo pro-coagulante. Una prima serie di studi ha permesso l’identificazione dell’attivita’ biologica e della potenza relativa di diversi antiossidanti naturali contenuti nell’olio d’oliva (oleuropeina, idrossitirosolo) e nel vino rosso (trans-resveratrolo) in grado di agire, a concentrazioni nutrizionalmente raggiungibili, come inibitori dell’espressione di molecole di adesione endoteliale.
Un’attivazione delle cellule endoteliali e’ stata invece messa in evidenza per effetto dell’insulina, capace di superare l’inibizione naturale indotta dall’NO, e di spiegare potenzialmente parte del rischio aterogeno connesso con l’insulino-resistenza.
Anche in gravidanza l’NO e l’enzima ossido nitrico sintasi endoteliale (eNOS) giocano un  ruolo importante nella riduzione delle resistenze periferiche. In particolare nella pre-eclampsia, caratterizzata da ipertensione, si e’ potuto evidenziare un calo di espressione della eNOS come probabile conseguenza di stimoli infiammatorio/infettivi che sono stati riscontrati nelle pazienti affette da questa malattia.
La disfunzione endoteliale e’ riconosciuta inoltre come evento caratterizzante lo scompenso cardiaco cronico. Tale disfunzione e’ correlata ad un incremento di apoptosi delle cellule endoteliali e ad una ridotta espressione di eNOS. Analoghi effetti sono riscontrabili anche in pazienti con sindromi coronariche acute.
L’attenzione sulla funzionalita’ endotaliale si e’ concentrata anche sulla possibile rigenerazione deli tessuti danneggiati grazie alla vasculogenesi indotta da cellule progenitrici endoteliali (EPCs). Queste cellule si possono isolare da sangue periferico mediante tecnica immunomagnetica che ne riconosce l’antigene di staminalita’ CD133. Le cellule possono essere parzialmente differenziate verso la linea endoteliale in presenza di fattori di crescita specifici. La marcatura con Ulex european antigen-1 insieme all’incorporazione della forma cetilata delle lipoproteine a bassa densita’ e’ considerata come testimonianaza dell’avvenuto differenziamento. Le cellule CD133+ coltivate per una settimana con cellule endoteliali coronariche umane evidenziavano una diversa espressione dei tipici marker endoteliali, essendo
elevata la positivita’ per l’antigene di superficie CD31 mentre era debole o assente quella per il recettore FlK-1 del VEGF e per il fattore di vonWillebrand.
In pazienti con vari gradi di scompenso cardiaco e’ stato osservato un andamento bifasico di reclutamento in circolo delle EPCs in quanto nelle classi I e II aumenta, mentre e’ soggetto a una notevole riduzione nelle fasi tardive della malattia (classi III e IV). Una correlazione negativa tra EPCs e il fattore di necrosi tissutale pone l’accento su un possibile ruolo inibitorio del sistema infiammatorio.
E’ noto che le lipoproteine ad alta densita’ (HDL) proteggono la parete vascolare dai processi aterosclerotici, mentre sconosciuto e’ il ruolo esercitato dalle HDL sulla fisiologia delle cellule progenitrici endoteliali. Gli studi eseguiti dimostrano che i livelli plasmatici di HDL umane direttamente modulano il numero dei precursori endoteliali circolanti. Questo effetto e’ mediato da una azione diretta delle HDL sulla differenziazione delle cellule progenitrici endoteliali.